Monte di Malo - Cenni Storici
L'origine del nome Monte di Malo è analoga a quella del comune di Malo. A Priabona fu rinvenuto materiale archeologico di epoca romana. In documenti del secolo XIV il paese appare abitato da famiglie di lingua tedesca e unito a Malo.
Arte
Chiesa parrocchiale - Dedicata a San Fabiano e Sebastiano e successivamente dedicata per volontà del Parroco Don Antonio Montanaro a San Giuseppe, sorge su un cucuzzolo roccioso e la sua costruzione, iniziata nel 1893, si è conclusa intorno al 1938 con l’ultimazione del campanile. La facciata presenta finestre bifore e monofore di stile veneziano. Questo elemento, insieme con i mosaici presenti all’interno della chiesa, è riconducibile al fatto che i lavori furono affidati al sig. Vittorio Saccardo, capo architetto della Basilica di S. Marco di Venezia. E’ logico che egli abbia trasportato anche a Monte di Malo la ricchezza , lo splendore dei mosaici e lo stile tipico della Repubblica Serenissima. Nella loggia troviamo la statua della Pietà, un’opera quattrocentesca di notevole pregio purtroppo rovinata da una ristrutturazione e soprattutto da una tinteggiatura errata. Resta comunque espressione dell’arte popolare e della religiosità delle genti, immigrate dalla Baviera dette impropriamente “Cimbre”, che abitavano a Monte di Malo a quell’epoca.
Chiesa di Santa Maria a Priabona - Vi è conservata una statua della "Madonna" di Niccolò da Cornedo (1447). Museo del Priaboniano
Avvenimenti
La Festa delle Castagne - Nata per valorizzare l’umile frutto della nostra terra, a poco a poco si è arricchita affiancando al tipico "spaelar mondigoli", altri piatti della tradizione locale. Ecco allora i "bigoli" nelle diverse varianti, al ragù tradizionale, al ragù di cinghiale, co'l'arna, oppure alle noci. Già da due anni, sempre alla riscoperta di antichi sapori ormai perduti, ecco arrivare allo stand gastronomico ”polenta e scopetòn”, classica pietanza dei poveri, talmente povero da far nascere simpatici aneddoti tipo "... che con on scopetòn taca su sui travi in medo ala tola e con on panaro de polenta par pociare, magna 'na fameja de oto persone...". Ma al cìi là degli aneddoti, un palato fine sa apprezzare il gusto forte e il sapore particolare del ”scopetòn", magari con la polenta "de maranelo”. Il successo di questa tipica pietanza ci obbliga a riproporla anche se altri l'hanno proposta come una loro "riscoperta". Sempre nell'ottica di riproporre antichi sapori, il C.g.p. vi propone un altro piatto tradizionale che di solito veniva consumato a colazione nei campi: "polenta e salado in tecia". Le fette di salame venivano "scottate" sul tegame, messe in mezzo alle fette di "polenta brustola” e avvolte poi nel ”toajolo” e portate con la sporta ai "omini" nel campo. Non solo dunque "Festa delle Castagne" ma anche festa dei gusti e sapori di un tempo che la moderna cucina purtroppo ha dimenticato.
Polenta & Scopeton - Ovunque in passato si faceva un gran consumo di pesce salato, soprattutto per la cena e i gioni di "magro". Uno dei pesci salati maggiormente in uso era "el Scopeton".Tale pesce, da non confonderse con la "renga" (aringa), non è altro che una comune grossa sardella atlantica dei mari del nord da cui viene importata. Dalla sardella vengono tolte le squame viene poi posta sulle braci per una quindicina di minuti. Una volta cotti si toglie la testa, coda, pinne e poi la lisca; si sminuzza poi la carne ricavata e si condisce con abbondante olio. Questo piatto si accompagna molto bene con la polenta e fa "bon bevare".