Verona - Cenni Storici
Dopo la pacifica riconquista di Verona, avvenuta nel 1517, Venezia ordinò l'abbattimento di tutte le costruzioni e pose il divieto di coltivare alberi da fusto per uno spazio di un miglio tutto intorno alla città. Verona risultò completamente isolata dentro la sua compatta cinta muraria, una specie di gran fortezza. Si cominciò quindi a por mano ad un generale progetto di risistemazione di tutto il complesso fortificatorio. Nella prima fase dei lavori, sotto la sovrintendenza del comandante militare Teodoro Trivulzio, fu – tra l’altro – ricostruita la Porta del Vescovo. Non si conosce l’origine della denominazione: la porta fu detta del Vescovo forse perché, in età comunale, il vescovo di Verona poteva qui esigere certi tributi, forse perché – durante la dominazione della Serenissima – vi transitavano i vari vescovi che provenivano da Venezia per insediarsi sulla Cattedra di San Zeno. In ogni caso, la primitiva porta medievale fu sostituita da una porta cinquecentesca che venne poi ampiamente edificata e ampliata nel 1862-1863, durante la dominazione austriaca.
Porta Vescovo - Architettura
Sul fronte esterno è leggibile la data del completamento dei lavori: 1520. Il disegno è chiaramente riferibile al gusto rinascimentale veneziano, ma la sua armonia è stata notevolmente alterata da una serie di lavori, alcuni consigliati dal Sammicheli: (che riteneva Porta Vescovo sguarnita e poco adatta alla funzione di "cavaliere" tra il bastione delle Maddalene e il torrione di S. Toscana), altri compiuti dagli Austriaci nel 1860. Qualcosa della Porta del 1520 è possibile vedere nel disegno di fine settecento dell'ingegnere Adriano Cristofali. La lapide sulla facciata interna ricorda che attraverso questa porta il 16 ottobre 1866 entrarono in Verona le truppe italiane.
L'Arena
Con il Colosseo di Roma, l'Arena di Verona è uno dei migliori anfiteatri romani esistenti nel mondo. L'Arena, costruita nel primo secolo dopo Cristo, alla fine dell'Impero di Augusto, originariamente si trovava fuori dalle mura di Verona. Soltanto nel 265 d.C., all'epoca delle prime invasioni barbariche, fu compresa nel perimetro della città con le nuove mura fatte innalzare dall'Imperatore Gallieno. Resti di questa cinta muraria si possono vedere ancora oggi a pochi passi dall'Arena, nell'adiacente piazzetta Mura Gallieno.
La costruzione, a pianta ellittica, misura all'esterno, in corrispondenza delle due porte, 138,77 metri. L'ovale interno, dove anticamente combattevano i gladiatori, ne misura 73,68 e l'asse minore 44,53. La cavea è formata da 45 gradini che hanno l'altezza media di 45 centimetri. Nel X secolo d.C. l'Arena era ancora praticamente intatta. Fu un terremoto, nel secolo successivo, a far crollare una cinta esterna, la terza cinta di arcate, di cui oggi è rimasta soltanto un'ala, unica testimonianza dell'antica costruzione. Fatalmente le ingiurie del tempo, ma soprattutto degli uomini, avrebbero ridotto l'anfiteatro ad un rudere se la comunità non si fosse preoccupata nei secoli fin dal 1200, del restauro e della conservazione del monumento, per cui oggi l'Arena appare come l'anfiteatro meglio conservato fra quanti Roma innalzò durante l'Impero. Se nel secolo dell'Era Cristiana ospitò combattimenti di gladiatori, ricordati anche da Plinio il Giovane, nei secoli successivi si allestirono in Arena spettacoli d'ogni genere: tornei, "giostre" (come quella in onore del Principe di Baviera), duelli, corride (ad una di esse assistette anche Napoleone nel 1805), balletti, spettacoli di circo e di prosa. Di tanto in tanto la folla, alla fine del secolo scorso, vi accorreva per assistere alle ascensioni delle mongolfiere. Infine, il 10 agosto 1913, ebbe avvio la Prima Stagione del Festival dell'Opera Lirica .
Palazzo della Gran Guardia
Sul lato ovest della piazza sorge il palazzo della Gran Guardia, edificio che incontrò tempi di costruzione molto lunghi a causa della continue interruzioni. Iniziato nel 1610 fu inaugurato solo nel 1853 con lo scalone esterno. Nella sua struttura è evidente l'influsso sammicheliano nel piano nobile che si inserisce nella continuità classica dell'Arena, interrompendo la linea cromatica delle case colorate che si affacciano sul Liston. Dopo un ripristino esterno ed interno durato vari anni è oggi adibito a sede di importanti esposizioni, congressi e meeting.
Porta Nuova
Il 1532 segna una svolta per la storia urbanistica di Verona: viene affidata a Michele Sammicheli la direzione generale dei lavori, che si intensificheranno soprattutto nel settore meridionale della città. Porta Nuova e Porta Palio rappresentano la più felice e riuscita congiunzione delle esigenze militari con un'architettura civile rifacentesi, con profonda e raffinata cultura e chiaramente, ai modelli del più alto e del più classico Rinascimento italiano. Porta Nuova fu eretta dal Sammicheli tra il 1535 e il 1540; essa veniva a sostituire la più antica Porta S. Croce, che risaliva all’epoca scaligera. Nel 1797 i Francesi scalpellarono le varie scritte e insegne veneziane. Nei sotterranei di questa Porta, durante le Pasque Veronesi, rimasero intrappolati oltre duecento soldati francesi che avevano difeso la Porta. La sua struttura rimase inalterata per circa trecento anni; i due fornici laterali, destinati ad agevolare il transito, furono aperti dagli Austriaci nel 1854.
La monumentalità classica della facciata "ad agrum", oggi in gran parte ridotta dall'interramento del fossato, rimanda con evidenza alla cultura sammicheliana, così come aveva manifestato in quegli stessi anni nei palazzi cittadini che veniva progettando. Anche le due aggiunte laterali operate dagli Austriaci nel 1854 contribuiscono non poco a deteriorare il tutto: hanno la caratteristica, infatti, di squilibrare l'armonia orizzontale della Porta, che viene così a perdere il ritmo architettonico che doveva esistere tra il fornice centrale e le due originarie porticine laterali. I due prospetti sono di ordine dorico, ma mentre quello interno, ossia rivolto verso la città, è rivestito con tufo, il secondo è costruito in pietra viva, con bugnato rustico. Oggi sul fronte interno rimane la sola data 1540, mentre sul fronte esterno, dopo il 1866, è stato aggiunto lo stemma sabaudo. Sul fornice centrale si nota lo stemma di Verona e, nella serraglia, si può vedere una testa di Giove Ammone. L'architrave alterna triglifi e metope; sopra si stacca il timpano.